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Giustizia riparativa: il reinserimento

di Flavio Dell'Erba/Uno degli obiettivi della giustizia riparativa è quello del reinserimento nella società di una persona che, dopo aver commesso un reato, ha scontato la sua pena. E' un obiettivo ambizioso, soprattutto alla luce della realtà del nostro tempo, vista la disoccupazione con cui la società si deve continuamente confrontare.

È quando finisce la tua pena che hai bisogno di molta fortuna

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di Loris Castelli/ Al termine della pena, la persona che esce dal carcere, si trova fuori dal cancello con una borsa d’indumenti e, se è fortunata, con un po' di soldi risparmiati, nonostante l'esiguità delle paghe dei cosiddetti lavoranti e la contestuale mancanza di lavoro. Per una persona comune potrà sembrare banale, ma il primo problema di una persona che esce dal carcere è quello di trovare un posto dove andare a dormire, a mangiare, a lavarsi e cambiarsi.

Lavorare in carcere per me è un'esperienza di riscatto

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di Michele D'Ambrosio/ “I colossi della meccanica aprono un’azienda con i detenuti del carcere della Dozza”, “I detenuti diventano metalmeccanici e il carcere si trasforma in fabbrica”, “Nasce una super officina: progetto pilota di GD, IMA, Marchesini Group dentro la Dozza – 25 detenuti firmano un contratto a tempo indeterminato”.
Questi erano alcuni dei titoli delle principali testate locali al lancio del progetto FID (Fare Impresa in Dozza). 

Il lavoro penitenziario: quadro normativo dello strumento rieducativo per eccellenza

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di Roberto Cavalli/ Nelle società evolute il lavoro riveste una funzione di fondamentale importanza, la cui centralità, intesa come condizione necessaria per una vita piena, dignitosa e gratificante, viene riaffermata non solo dalla Costituzione italiana ma anche, a livello internazionale, dalle Regole Penitenziarie Europee della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici.

Il lavoro per i detenuti, fuori e dentro la Dozza

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Nella nostra piccola redazione di “Ne vale la pena”, è venuta a trovarci Stefania Greco, l’educatrice che, nell’ambito dell’Area Pedagogica si occupa in specifico delle attività lavorative.
In queste settimane abbiamo approfondito il tema del lavoro per le persone detenute, e per questo abbiamo richiesto l’intervista che pubblichiamo di seguito, dalla quale abbiamo raccolto informazioni utili per comporre un quadro complessivo della situazione.

Lavorare alla Dozza

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di Michele D’Ambrosio/Di seguito vedremo come viene gestito il lavoro all’interno degli istituti penitenziari e quali sono i lavori alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Andando per ordine, dobbiamo precisare che il lavoro viene gestito dall’ufficio degli educatori, i quali compilano una lista di candidati lavoranti, con annessi nominativi e le varie tipologie di mansioni, a loro assegnate.

Lavorare alla Dozza/Ci vuole un lavoro vero e retribuito per i detenuti

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di Marco Baldi/Per molti detenuti il lavoro rappresenta una chimera, le risorse disponibili sono limitate e spesso, i corsi di formazione non portano a nulla di concreto.
Anch’io non sono sfuggito a questa regola, dall’anno della mia incarcerazione (2006) fino al 2012 le mie esperienze lavorative sono state limitatissime e poco significative.

Lavorare alla Dozza/Volontario di biblioteca

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di Francesco Carrubba/Una parte dei detenuti della Dozza svolge un’attività lavorativa. Il lavoro rappresenta uno strumento utile e rieducativo nel corso della vota carceraria. La maggior parte dei lavoranti sono stipendiati, ma esiste anche la possibilità di effettuare un’attività a titolo volontario.
 

Lavorare alla Dozza/ La pace di un giardino

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di Gianmarco Borrelli/Lavorare in carcere è fondamentale, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l’aspetto psicologico.
Ad esempio fare lavori come lo spesino, lo scopino o il porta vitto, può dare un piccolo sostegno economico, ma personalmente penso che non arricchisce il tuo bagaglio di esperienza lavorativa e di vita.
Fra corsi di formazione, svolti durante questi anni di carcere, ho partecipato anche al corso di giardinaggio. E’ stata un’esperienza positiva e costruttiva, avendo imparato cose di cui prima non ero a conoscenza.

La cucina come risorsa

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di Kullau Gazmend

Oggi sono andato a lavoro come ogni giorno e nella pausa pranzo ho approfittato per fare qualche domanda ad A.C., responsabile della cucina del carcere di Bologna. Ha una profonda conoscenza dei detenuti nella sua lunga esperienza di 30 anni di servizio. 

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